Esempio di caso clinico di cisti di Baker successivamente sottoposto a fleboterapia rigenerativa delle vene perforante insufficienti con l’aiuto indispensabile dell’ imaging perioperativo con infrarosso corto (chemiometria)

Immagine A.

L’ Ecocolordoppler in questo caso ha diagnosticato una cisti di Baker (cisti di frequente riscontro nella cavita posteriore del ginocchio) la quale non esercita alcuna compressione venosa e risulta pertanto ininfluente nel determinare le vene perforanti diagnosticate con l’imaging che segue.

dec102011162014(1)

Immagine B.

Immagine C.

Immagine D.


Tipico esempio di caso clinico con insufficienza cronica di importanti vene perforanti: valutazione con Ecocolordoppler (anche in tale caso si e provveduto all’ indispensabile imaging perioperativa con infrarosso corto- chemiometria)

Immagine A.

Con Ecocolordoppler le vene muscolari (in questo caso viene esaminato il polpaccio: muscolo gastrocnemio) dimostra l’ evidente dilatazione del sistema venoso sottofasciale muscolare (anche fino a 3-4 mm) di numerosi rami venosi: tale quadro accompagna frequentemente il rilievo di importanti insufficienze venose perforanti a causa del reflusso che dalle vene profonde interessa le vene muscolari e piu superficialmente le vene perforanti (che le collegano alle vene superficiali sopra la fascia muscolare).

Immagine B.

Immagine C.

Immagine D.

Immagine E.

Immagine F.

Immagine G.

Immagine H.

 
Vedi quanto segue, letteralmente estratto dalle linee guida Internazionali U.I.P. 2003 (Linee Guida):
“Le malattie venose presentano una maggiore difficolta di valutazione rispetto alle malattie arteriose e richiedono quindi una certa esperienza ed una valutazione piu accurata. Per tali motivi i test venosi risultano maggiormente operatore-dipendente e richiedono una competenza specifica clinica soprattutto per la valutazione dell’insufficienza venosa cronica.”

dobbiamo inoltre considerare per amore di verita scientifica l’elenco completo delle accreditate Procedure Diagnostiche non Invasive (aggiornate al 2003). L’ecocolordoppler compare nella Flebologia come un’ovvia indagine di primo livello (ma oggi anche non certamente piu l’unica) : ad essa si affiancano indagini di livello anche superiore (che si avvantaggiano sempre di approfondite opportunita di imaging non invasivo e non operatiore dipendente e dell’indispensabile imaging perioperativo, attualmente considerato sempre piu indispensabile mentre si praticano le procedure terapeutiche ” esse sono pero ancora troppo poco note ai pazienti”.Linee Guida (pag. 29 di 122 vedere note di TECNICA dell’ecoscleroterapia nell’impiego perioperativo sul paziente.
Vedi quanto segue (Linee Guida) :
“La maggiore efficacia dell’iniezione sclerosante sotto guida ecografica (ecoscleroterapia) non e stata ancora confermata. Altrettanto dicasi della recente proposta di iniettare i mezzi sclerosanti di tipo detergente(polidocanolo o tetradecil solfato di sodio) in forma di microschiuma e non liquido (282, 76, 152). Il confronto tra diverse tecniche e stato oggetto di una revisione sistematica da parte della Cochrane collaboration (402), dalla quale pero non emergono dati tali da modificare le raccomandazioni formulate nelle presenti linee-guida. In particolare risulta che il tipo di sclerosante non influisce significativamente sui risultati della scleroterapia, e questo conferma i dati istologici e della microscopia elettronica che hanno dimostrano che diversi sclerosanti producono lo stesso tipo di lesione parietale (256).”
Anche per i motivi sopraesposti abbiamo da tempo sostituito l’ Ecocolordoppler con l’imaging peripoerativo con infrarosso corto: esso consente il perfetto riconoscimento ad alta definizione del reflusso patologico venoso dalle vene perforanti nel sistema venoso superficiale e non operatore dipendente.