Danno endoteliale e stasi da reflusso venoso

  1. Linee guida della trombosi venosa profonda
  2. Salicilato di sodio con finalità rigenerativa
  3. Linee guida degli sclerosanti obliterativi (anno 1980)
  4. Linee guida internazionali del salicilato di sodio
  5. Linee guida internazionali della terapia elastocompressiva

Salicilato di sodio con finalità rigenerativa

L’inibizione della sintesi delle prostaglandine COX-2 contraddistingue un’ampia classe di farmaci antiflogistici ed analgesici : i FANS, cui appartiene un farmaco da banco, l’acido acetilsalicilico e che regola intensità e durata della reazione infiammatoria.
Noti come “enzimi ad azione localizzata” e prodotti dalle membrane cellulari di un ristretto numero di tipi cellulari presenti in tutti gli organi, rileviamo che i loro tessuti bersaglio sono sempre gli stessi che li producono.

La prostaglandina COX-2 è un enzima indotto (essendo rilevabile nei soli processi infiammatori dei tessuti istologici interessati).
La COX-2 è una delle tre forme isoenzimatiche note (COX-1 e COX-3) della “prostaglandina-endoperossido-sintasi”, scoperta nel 1991 presso la Brigham Young University : la sua sintesi stimola ad esempio la progressione neoplastica od una marcata alterazione della fisiologica apoptosi cellularedeterminando un conseguente patologico metabolismo nei tessuti sofferenti.

Il salicilato di sodio inibisce fortemente la sintesi della COX-2 producendo una potente azione di stimolo sulle cellule staminali e ripristinando la corretta apoptosi cellulare dei tessuti istologici interessati :
costituendo una vera e propria cura della parete venosa patologica e del suo endotelio, unitamente alle ampie possibilità terapeutiche integrative che i Glucosaminoglicani oggi offrono nella ricostituzione del prezioso glicocalice endoteliale, alterato dal reflusso venoso cronico e sulla cui necessità di recupero vi è ormai accordo unanime.
Essendo il concetto di cura della parete venosa un concetto ampiamente condivisibile e già da tempo affrontato in base all’ampia evidenza documentale scientifica e terapeutica dal mondo Flebologico, attento soprattutto all’evidente miglioramento sintomatologico dimostrato dai numerosi pazienti sottoposti alla cura di tale danno endoteliale della parete venosa. Curare la parete dei vasi venosi vuol dire non già sempre asportarli o distruggerli ma per quanto possibile preservarli realmente nella loro complessità funzionale : ciò consente di curare la parete venosa con l’alternativa terapeutica della TRAP (Fleboterapia Rigenerativa) anche in quei pazienti già precedentemente sottoposti senza successo ad altre terapie. Dunque la cura della parete venosa senza eliminazione permanente delle vene varicose (cioè senza chirurgia o scleroterapia) offre un’alternativa terapeutica al glicocalice del prezioso organo endoteliale, la cui ulteriore integrazione farmacologica sarà sempre attuabile per quel miglioramento sintomatologico che già constatano tali numerosi pazienti flebopatici, la cui parete venosa può essere con beneficio curata in breve tempo “dal danno endoteliale da stasi per reflusso venoso” nei molteplici gradi di sofferenza evidenziatisi nelle pareti vasali venose.
La consapevolezza scientifica ci rende infatti coscienti che è proprio tale danno endoteliale e di infiammazione con progressiva alterazione anatomica della parete venosa, il vero responsabile della sintomatologia evolutiva nei pazienti, caratterizzandone i differenti quadri clinici che si manifestano in base alle differenti condizioni infiammatorie endoteliali, autentica base per la differenziazione dei molteplici quadri clinici : la parete venosa è la vera barriera tra condizione venosa fisiologica e patologica. La sua correzione è l’obiettivo terapeutico.

La sperimentazione del salicilato di sodio in veicolo idroglicerico è stata eseguita in conformità alla più aggiornata versione dell’ Helsinki Declaration ed approvata dal Comitato Etico (Ethics Committee) conformemente alle norme ICH GCP promulgate dal DM 15/07/97 ed al Dlgs 211 24/06/2003. (48) (49)

Lo studio in doppio cieco più recente, sull’utilizzo del sodio salicilato in veicolo idro-glicerico è stato pubblicato nel 2010 (50) mentre il primo studio in doppio cieco è stato pubblicato nel 2005 (51). Nella Fleboterapia Rigenerativa (T.R.A.P.) la concentrazione utile media per l’obiettivo terapeutico flebologiconon obliterativo in varici di medio calibro o per emorroidi esterne ed interne è pari ad una soluzione di principio attivo del 3% di salicilato di sodio in veicolo idroglicerico (acqua bi-distillata e glucosio). Nella scleroterapia obliterativa delle varici di medio calibro il salicilato di sodio è stato sempre utilizzato con diluizioni al 12% – 20%.

Il salicilato di sodio è stato dichiarato dal Ministero della salute farmaco noto.

Evidence-based report from the Italian College of Phlebology Revision 2004
INTERNATIONAL ANGIOLOGY vol. 21 – suppl.2 to issue 2 – JUNE 2005
http://www.flebologiaitaliana.it/societa/CIF/guidelines_2004.htm

Proprietà farmacologiche :

Proprietà farmacodinamiche
Il salicilato di sodio inibisce la sintesi delle prostaglandine attraverso l’inibizione della prostaglandino-deidrogenasi. Il salicilato di sodio inibisce la cicloossigenasi in misura minore rispetto all’acido acetilsalicilico, pur mantenendo in vivo un’attività antinfiammatoria molto simile.
Il salicilato, pur formandosi rapidamente in vivo dall’aspirina, è di per sé privo di capacità anti-aggregante piastrinica (che è legata alla capacità dell’aspirina di acetilare la COX piastrinica).
Il salicilato inoltre stimola la respirazione a causa di un effetto diretto sui centri respiratori bulbari.
Il meccanismo dell’azione sclerosante è legato ad una azione irritante che determina distruzione dell’endotelio intimale e formazione di un trombo che subisce poi un processo di organizzazione fibrosa.
Somministrato nei vasi e capillari ectasici produce azione vasocostrittrice sulla parete dei capillari periangectasici integri: ciò determina un intrappolamento del farmaco, che ne rallenta la distribuzione e ne aumenta l’efficacia sclerosante locale.
Il veicolo idroglicerico aumenta inoltre il tempo di contatto della soluzione con l’endotelio; in tal modo si ottiene un azione efficace già a bassi dosaggi di salicilato.

Proprietà farmacocinetiche
Per via orale il salicilato di sodio viene rapidamente assorbito con un picco plasmatico da 40 minuti a 6 ore dopo l’assunzione, a seconda della formulazione e della dose assunta.
La distribuzione è rapida ed il passaggio attraverso le membrane avviene principalmente tramite processi passivi pH-dipendenti. Alle normali dosi terapeutiche, il salicilato si lega in gran parte alle proteine plasmatiche.
Il salicilato è in grado di superare la barriera placentare.
In vivo si dissocia in acido salicilico che viene poi escreto nelle urine in quota variabile. Gli altri metaboliti sono l’acido salicilurico, glucuronide coniugato dell’acido salicilico e salicilurico; dopo somministrazione endovenosa, si evidenziano anche i coniugati solfato di acido salicilico e salicilurico.
Quando la dose è sufficientemente piccola tutti i processi di eliminazione procedono con cinetiche di primo ordine e l’emivita è di 2,5 ore.
La velocità di escrezione urinaria del salicilato non coniugato è più elevata nelle urine alcaline che in quelle acide, a causa del maggior grado di ionizzazione della molecola.

Dati preclinici di sicurezza
La DL50 del salicilato di sodio per os nel ratto è di 1600mg/Kg, per i.p. è pari a 780 mg/Kg, per via sottocutanea 800mg/Kg.

Controindicazioni
Ipersensibilità accertata verso il farmaco.
Lunghe degenze a letto, ipersensibilità ai salicilati, tendenza accertata alle emorragie, ulcera gastroduodenale, otosclerosi, arteriosclerosi di alto grado con ipertensione arteriosa,.
Il trattamento con salicilato di sodio in veicolo idroglicerico è parimenti controindicato negli stati cachettici, febbrili, nell’asma, nel diabete, nella labilità neurovegetativa di alto grado e se presenti affezioni cutanee nell’area dell’intervento sclerosante.

Avvertenze speciali e precauzioni di impiego
Il farmaco va somministrato con particolare cautela nei pazienti nefropatici ed epatopatici o affetti da malattie acute e croniche del cuore e dei vasi (endocardite, miocardite, coronaropatia, tromboflebite, compressione vascolare, edemi ribelli). Precauzioni vanno adottate anche nelle ipofosfatemie e in corso di terapia cortisonica.

Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione
Il farmaco deve essere utilizzato con cautela nei soggetti sotto trattamento con anticoagulanti, antiaggreganti piastrinici, sulfaniluree ipoglicemizzanti, uricosurici.

Gravidanza e allattamento
Evitare la somministrazione in gravidanza e durante l’allattamento, poiché i salicilati sono escreti anche con il latte materno. Inoltre, alle donne in età fertile è opportuno segnalare la necessità di utilizzare una efficace contraccezione durante il trattamento.

Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchine
Non sono stati osservati effetti sulla capacità di guidare veicoli e usare macchinari.

Effetti indesiderati
Fenomeni infiammatori nel punto di iniezione e ristagno di sangue sono stati osservati comunemente, anche se trattasi di eventi di limitata gravità e risolvibili nel giro di 1-2 settimane. Anche edema e iperpigmentazione possono comparire comunemente e sono in genere di modesta entità e durata.

Sovradosaggio
Non sono noti casi di sovradosaggio.

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